lunedì 12 novembre 2012

L' imprevedibilità della Daniele Faraotti Band


Imprevedibilità, istrionismo,eclettismo ma anche tanta concretezza. Questo è ciò che ho trovato ascoltando "Canzoni in Salita". Un disco non facile,che soffre terribilmente di bipolarismo,repentino sdoppiamento di personalità,ingovernabile e indecifrabile. Ma qui sta il suo indubbio fascino. E' un lavoro per cui risulta imprescindibile valutarlo nel suo insieme,a mò di "Concept Album" per capirsi,ed è così che assume una direzione comprensibile e,per modo di dire,univoca. La Daniele Faraotti Band è un trio composto da Daniele Faraotti (chitarra,voce e factotum compositivo), Enrico Mazzotti (basso) ed Ernesto Geldes Illino (batteria). "Canzoni in Salita", uscito nel Luglio 2012 per Bombonella Records e frutto di sessioni di registrazione ai Bombanella Soundscapes, è il suo secondo lavoro in studio e fa seguito all'esordio " Ciò Che Non Sei Più" del 2008 e all' Ep "Ciò Che Non Sai Più" del 2009. Prendendolo "a singoli pezzi" si rischierebbe di travisarne il senso,relegarlo a mero esperimento creativo onanistico;esso non avrebbe la stessa consistenza ed il suo continuo mutamento di forme e colori ci allontanerebbe dalla sostanza,dalla "ciccia" che questo album possiede,invece,in grande quantità. Cespugli intricati e piroette chitarristiche (Sakura),soluzioni "progressive" ed echi beatlesiani (Karmensita in Kawasaki e Tram Golem), abbozzi di forma-canzone standard (la bellissima Melanconia 2,impreziosita da un intro "Faust Arp" di radioheadiana memoria), funky schizoide (Le Cose) e follia pop (Uh Mani,con tributo alla lennoniana "I Am The Walrus" incorporato).Tutta questa commistione reversibile di generi variegati potrebbe dare alla testa(specialmente quando presente all'interno della stessa traccia e non ne mancano gli episodi), ma il grande merito di questa band (oltre quello di sorprendere con trovate stilistiche sempre diverse e giocare su di una teatralità volta a stupire l'ascoltatore e proiettarlo su di un universo alieno e stralunato,riuscendoci in pieno..) è al tempo stesso librarsi in destrutturalizzanti voli pindarici e mantenere i piedi ben piantati a terra con scorci di pillole pop altamente fruibili e godibili,ottenendo un chiaro senso di coesione e compattezza del prodotto finale proprio grazie all'interazione costante di questi due atteggiamenti. é palese la sensazione che la Daniele Faraotti Band si diverta da matti a guidare questa "macchina sonora", portandola su e giù per irti colli e curve ripidissime a tutta velocità; una spericolatezza creativa che tuttavia ha l'enorme pregio di non stancare mai,di non risultare tediosa e fine a se stessa, nè tantomeno prevedibile nella sua ostentata imprevedibilità.
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